EMILY RATAJKOWSKY HA UNITO L’ITALIA PIÚ DI GARIBALDI (V.M. 18)

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La modella anglo-american-polacca Emily Ratajkowski, che il mondo ha iniziato ad apprezzare, diciamo nella pienezza delle sue doti, nel video di Blurred lines di Robin Thicke, è stata in vacanza in Italia nella prima metà di luglio.

Durante il soggiorno nel Belpaese Emily, come al solito, non ha lesinato i suoi fans da una carrellata di “foto delle vacanze”, pubblicate su Facebook ed Instagram.

Le foto di Emily attraggono da sempre, per loro natura, i commenti italici più coloriti, che tuttavia di solito si confondono tra i più compìti apprezzamenti in inglese, provenienti dal resto del mondo.

Ma vedere quegli…occhi, quelle…mani, o il suo celebre belly slot (il solco sulla pancia, in continuità con lo sterno, che dimostra l’assoluta assenza di grassi, cfr. Selvaggia Lucarelli), al largo di Positano o sul promontorio con piscina di Ravello, ha scatenato una reazione incontrollata di commenti italiani che ha invaso, sovrastando ogni altro commento estero, tutte le foto della star globale, anche le più “caste”.

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Ragazzi italiani con Emily Ratajkowski sulla spiaggia di Positano mentre acquisiscono il titolo di “bomber”

 

Un fenomeno che molti possono confondere con uno squallido arrapamento di massa e che invece rappresenta un incredibile moto collettivo di orgoglio patrio, che ha unito studenti e operai, che nemmeno il ’77 a Bologna, e operai e padroni che nemmeno il Pd di Renzi e Marchionne, e uomini e donne che nemmeno il femminismo provocatorio di Moana Pozzi.

L’urlo di battaglia di questa epifania comune, che ai nostri tempi si traduce in un hashtag, è stato #escile o il più esplicito #escileminne, che ha ripreso un refrain presente in italiano sul profilo di Emily già nei giorni precedenti al suo viaggio. Ce lo esemplifica il commento di Luca, già lo scorso 5 luglio.

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La splendida noncuranza nell’uso transitivo del verbo uscire, prassi scorretta del parlato meridionale ma accettata senza una piega da commentatori di ogni regione, è stata la prima mattonella per la cementificazione di un sentimento di unità nazionale.

Sempre del 5 luglio è il commento di Domenico a quest’altra foto pre-Italia, e racconta lo sforzo collettivo di un popolo che ha preferito in passato ignorare – almeno a parole – fenomeni globali come Kardashian e Scherzinger per le difficoltà di pronuncia, e che invece oggi ha imparato alla perfezione accenti e cadenze del lemma rɑːtaɪˈkoʊski.

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Ed eccoci finalmente alla foto che ha spaccato il web italiano. Una foto in bikini, sulla barca, al largo di Positano. I commenti di Andrea e Mattia ricalcano il grido di guerra “ESCILE”, declinato anche a forma di supplica sottoproletaria “please, exit the tettes for italian operais”, Alessandro ci delizia con un’accurata osservazione anatomica e Niccolò legittimamente insinua che da quelle parti potrebbero essere incastrati i marò, ma è lo studente Raffaele ad indossare la giubba rossa e guidare il popolo italiano verso un’unità d’intenti platonica oltre che epicurea: “Emily I am trying studiare bicouz dopdoman exam ,ma if you post your tette every 5 min it’s very difficult.”

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Nulla ha mai descritto meglio il popolo italiano, la sua splendida mediocrità, i suoi più arditi pensieri, la sua giocosità beffarda e scanzonata, che questo inglese fintamente maccheronico. È così che gli italiani articolano i pensieri alla lingua, ditelo al più presto a Tullio De Mauro! E notate che Garibaldi riuscì ad accattivarsene mille, il buon Raffaele quasi tredicimila.

Dopo di ciò, #escileminne e la vacanza italiana di Emily sono diventati i trend topic del web nostrano per circa una settimana. Quindi abbiamo dato il meglio di noi, come le argute osservazioni di Riccardo e Tommaso, l’audacia di Enrico, la saggezza popolare di Loris e il primo riconoscimento da parte di Giulio di essere nel mezzo di un momento di catarsi collettiva.

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L’impetuoso procedere della vacanza di Emily, e il suo minuzioso racconto fotografico che ha messo in crisi insieme università, pubblica amministrazione, settore privato e trasporti (come Landini può solo sognare), ad un certo punto ha provocato la reazione dell’altra metà del cielo.

Le italiane hanno dovuto affrontare Emily di petto (quindi quasi sempre uscendo sconfitte), ma sorprendentemente la loro non è stata una condanna per averle private dell’attenzione dei propri maschi. L’ammaliamento sirenico delle forme di Emily si è dimostrato infatti insindacabile. Piuttosto le donne italiane, appurata l’impossibilità della sfida, si sono riconosciute parte dello stesso popolo (“stop otherwise i divent lesbica”) ed hanno quindi ovviato invocando misericordia (leggi Ilena).

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La castità di alcune foto successive non è riuscita a contenere la valanga italiana e per giorni abbiamo assistito a commenti che si sono tramutati in appelli e/o lettere d’amore, in coerente stile maccheronico forzato, che a questo punto può essere considerato un vero e proprio genere letterario.  Qui di seguito Giuliano arriva addirittura ad affermare la superiorità morale di Emily rispetto alle donne italiane perché, rispetto ad esempio alla cestista/modella Vignali, non se la tira e lascia liberi i suoi adepti di “derogare al comune senso del pudore” sulla sua bacheca.

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Emily, dopo aver molto apprezzato l’Italia, è quindi tornata alla sua vita patinata (ehi, c’è scritto patinata non patatina, ndr) nello star system a stelle e strisce, chissà se consapevole o meno dello sconquasso provocato in un popolo che non si percepiva così unito dal 9 luglio 2006.  Talmente unito che, come ha sentenziato Vincenzo quando Emily ha ripreso a postare semplici foto da modella, seguire la pagina di Matteo Salvini ormai non ha più senso.

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p.s. la purezza di questa catarsi collettiva è esaltata dal fatto che l’hashtag/motto #escile è puramente simbolico e invocativo, poiché Emily nella sua carriera di modella ha già uscito tutto, ma proprio tutto, ciò che aveva da uscire. Nel caso qualcuno lo ignorasse, clicchi qui e si metta in pari.

Giuseppe Putignano

Un cocciuto sostenitore della tesi che si possa lavorare scrivendo solo ciò che ti piace. E' un giornalista pubblicista ma, così facendo, non lo resterà a lungo.

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