“Mancoteconosco, Ti Amo!” Una giornata al festival del film di Roma

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Non azzarderò raccontare Roma tramite una sola giornata passata al suo Festival del Film. Mi è da monito il modo in cui i romani parlano di Paolo Sorrentino: “Ce mancava solo il Vesuvio nella scenografia d’a grande bellezza”. E qualcuno ci ha tenuto anche a dirglielo di persona.

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“Verdone, la Ferilli, il Colosseo. Non so’ queste le tre cose di Roma, scusa?”

Non proverò neppure a fare una critica ragionata del Festival. Dell’unico film che ho visto, Lucifer del belga Gust Van Den Berghe, descritto come “visionario e ispirato alla cosmogonia di Dante”, ricorderò solo l’onirisimo del mio vicino di posto, che dopo un’oretta buona di russate e scorregge è tornato sulla terra domandando: “Ma che semo al terzo capitolo? Me so ‘ddormentato n’attimino?”. “Sì, ma si riaddormenti pure, siamo ancora al primo piano sequenza”.

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Per la prima volta sono stato felice di trovarmi accanto a quello che russa. il giovane regista e tutta la produzione erano in sala ed è stato il modo più efficace di fargli capire che li aspetta una proficua carriera di raccoglitori di cavoletti di Bruxelles.

Sono quindi qui a raccontare solamente la fauna umana incontrata al Festival Internazionale del Film di Roma, domenica 19 ottobre, e devo ammettere che non sono mancate le sorprese e le illuminazioni.

Arrivo convinto di trovarmi in uno di quegli ambienti che piacciono alle persone che piacciono, una Disneyland veltroniana o giù di lì, a cui nessuno capita per caso ma quasi tutti ispirati da motivi frivoli. Mi aspetto mitomani, abili disquisitori di estetica, presunti nobili e sicuri cafoni pronti a darsi in pasto a Dagospia, youtubers alla Francesco Sole attorniati da teenagers in atteggiamenti barely legal, attoruncoli da telefilm che spuntano come foruncoli, Pif imbarazzato, cacciatori di autografi, sosia di Scamarcio, stangone tirate a lucido anche alle 4 di pomeriggio, signore altolocate con cani bianchi, sgraziati goffi studenti di cinema in preda a crisi d’identità, citazionisti seriali, vecchi gigolò imbalsamati in una posa alla Alain Delon ne La piscina degenerati a loro insaputa in sorrisi rugosi alla Slimer di Ghostbusters.

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Signore con cani bianchi. L’uomo sta evidentemente cercando la moglie che gli ha appioppato la bestia.

Ci sono tutti. Ma soprattutto ci sono loro, una folla di adolescenti invasate in preda a furori ormonali pilotati da Hollywood e nutriti di steroidi youtubiani, una massa di sub-umane dissennate pronte a sacrificare tutte insieme dignità, affetti e verginità emotiva (che l’altra vabbè) in nome della carne di un divo finalmente a portata di mano. Loro, le ragazzine urlanti, prodotto supremo del consumismo. Un fenomeno che, lo ammetto, avevo sottovalutato.

Il tema della giornata aldiquà del red carpet, scopro, non è l’intenso ritratto del leggendario fotografo Sebastiao Salgado documentato da Wim Wenders, non sono i riccioli canuti e buddhisti del Pretty Man Richard Gere, né il fascino maschio e libidinoso del miglior Che Guevara mai visto al cinema, e oggi Pablo Escobar, Benicio Del Toro. Il tema oggi non c’entra col cinema, ma è “Oddio Sam” e “Ti amo Josh”. Chi? Sam Claflin e Josh Hutcherson. Chi?

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E se te le porti pure Josh non ti dice niente nessuno

Ovunque vada, qualsiasi cosa faccia – un giro in libreria (dove  “Monnezza amore mio” di Tomas Milian e “Ieri, oggi e domani” di Sophia Loren, rispettive biografie, campeggiano su piedistalli uguali…), un pranzo self service al Villaggio del Cinema (fusilli al pesto di rucola e pomodoro pachino, mica cacio e pepe), un salto alla mostra fotografica sulla Grande Bellezza (Pochezza.. Pochezza, scusa Roma) – un tappeto sonoro di ti-amo-josh, od-dio-sam e uaaaaaaaaahhhh si dispiega incessante e con violenza disperata ad ogni passo anomalo dei cameraman, che agli occhi delle Sante Terese in attesa appare un segno possibile dell’imminente avvento. Tutti, ma proprio tutti, aspettano Oddio e Tiamo. Ognuno a suo modo.

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“M’hanno detto che la protagonista femminile è na’cagna”

"Ciao, io non sono Josh, ma puoi toccarmi"

“Ciao, io non sono Sam, ma puoi toccarmi”

"M'hanno fatto na' capa così co sto Josh"

“M’avete fatto na’ capa tanta co’ sto Josh”

Lui, con il "selfienator" in mano, è Niki Giusini. Il nuovo Paolini. Se non ne avete sentito parlare guardate qui http://www.iene.mediaset.it/puntate/2014/10/15/lucci-mettere-la-faccia-in-tivvu_8844.shtml

Lui, con il “selfienator” in mano, è Niki Giusini. Il nuovo Paolini. Quando non spunta nelle inquadrature va a raccogliere pinoli ad Ostia. Se non ne avete sentito parlare guardate qui www.iene.mediaset.it/puntate/2014/10/15/lucci-mettere-la-faccia-in-tivvu_8844.shtml

Io intanto provo ad elevarmi culturalmente pagando 8€ per sentire Wim Wenders, un maestro che non si discute certo, e le immagini del fotografo Sebastiao Salgado, riprese nel suo documentario, mi toccano pure. Ma mi rendo presto conto che in nessun altro contesto, senza il contagio della febbre d’idolatria che spumeggia in ogni dove, pagherei per sentire un dibattito. Ho pensato, infatti, che le invettive della signora anziana al mio fianco contro Renzo Piano  e il suo Auditorium pienissimo di scale e con pochissimi e minuscoli ascensori per i disabili (“O’ voglio vedè a lui mo’ che fa vecchietto. Sto’ stronzo.”), seppur viziate da una lampante abitudine al comfort più lussuoso, mi hanno insegnato più, direi almeno il doppio, delle elucubrazioni di Wenders sul significato di libertà. Per logica sono quindi tentato di lasciare alla signora, ormai ronfante, almeno 16€.

"Questa sera signori offerta speciale, con 5€ due aforismi al prezzo di uno più una locandina originale de Il cielo sopra Berlino."

“Questa sera signori offerta speciale, con 5€ due aforismi al prezzo di uno più una locandina originale de Il cielo sopra Berlino.”

Non lo faccio e li conservo per andare a mangiare. Noto che una porzione di noodles al miso di mare costa esattamente la metà di un discorso di Wenders. Dev’essere roba buona. La prendo e mi godo il mio temporaneo sostare in un clichè: al bar del Festival di Roma la sezione più grande per l’aperitivo è composta di cibo giapponese, alle cui vetrine si avvicinano bimbi ben vestiti che conoscono già la differenza tra sushi e sashimi, non si serve spritz ma champagne, e la tipa al mio fianco, stanca morta dopo una giornata di duriiiissimo lavoro a smistare gli spettatori tra platea e galleria, si preoccupa di ricordarmi che Noodles è il nome del protagonista di C’era una volta in America.

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Ed io ovviamente la guardo così

Ciò che invece mi coglie davvero impreparato è che al Villaggio del Cinema si paga in dobloni e che non mangi se non ti fai una carta di credito dedicata al “nuovo conio”. Non mi destabilizza tanto il giochino quanto capire se costringere ogni cliente a farsi una carta di credito di dobloni sia una forma di hipsterismo radicale o solo una stronzata.

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Sono le 22, incrocio qualcuno che stringe orgogliosamente la mano a Franco Frattini e mi viene voglia di andare a casa. Ma diamine! Non ho più saputo di Oddio Sam e Tiamo Josh. Mi avvicino al red carpet e scopro che nelle fila di dietro ci sono anche persone come me.

Vabbè non proprio tutti come me

Vabbè non proprio tutti come me

Mi svelano che Oddio Sam è già passato alle 16 e che invece Tiamo Josh sta per arrivare, che sono così osannati perché recitano in Hunger Games (una saga famosa per essere stata girata nelle poche ore della giornata in cui Jennifer Lawrence è vestita) e che loro invece sono lì per Benicio Del Toro! Cavolo, penso, Benicio è un signor attore, per fargli una foto come si deve posso anche sopportare la calca ululante. E allora lo faccio, mi infilo tra le fans di Josh che difendono arcignamente il proprio posto in prima fila (“oh ma tu questo lo conosci, non sta qui da stamattina! S’è infiltrato!!) alla ricerca del mio scorcio di Benicio.

E invece…Josh. Josh e Benicio scendono dalla stessa macchina ma io vedo solo Josh. Ma cazzo è un tappo Josh e sono tutte qui per lui, perché me lo trovo sempre davanti io. Mi sposto e ancora Josh, sempre Josh, quanto cazzo sei veloce a firmare Josh, ti amo Josh.

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Scappo, se corro Josh, anche se ha tenuto testa alla ghiandaia (se questa non la capite siate orgogliosi di voi stessi), non mi prende. E ce la faccio. Eccolo, Benicio, il Brad Pitt latinoamericano, Gonzo di Paura e delirio a Las Vegas, il poliziotto integerrimo e cazzuto di Traffic e corrotto e sfigato di Sin City, il ricettatore che tenta invano di fregare Keyser Söze ne I soliti sospetti. Lui. Lì di fronte ed è proprio in quell’istante che una ragazzina, in ascesa mistica in vista dell’imminente Josh, spara tutto d’un fiato, in faccia a Benicio, l’aforisma fulminante della mia esperienza romana: “Manco-te-conosco-ti-amooooo”.

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“Pero yo te conozco, cabra”

 

 

Giuseppe Putignano

Un cocciuto sostenitore della tesi che si possa lavorare scrivendo solo ciò che ti piace. E' un giornalista pubblicista ma, così facendo, non lo resterà a lungo.

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